http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/ddl-sviluppo/ddl-sviluppo/ddl-sviluppo.html
Ieri è stato approvato il ddl sullo sviluppo. Sui progressi della class action (a parte che non è retroattiva quindi salva il c*** ai criminali Parmalat) e sull'efficienza energetica, niente da dire.
La Robin Hodd tax è una pagliacciata, passata come tassazione "ai ricchi per dare ai poveri" che invece come sempre ricadrà sul consumatore finale, visto che si aumenta l'aliquota fiscale delle compagnie petrolifere e dei produttori di energia elettrica.
Ma la cosa più stupefacente è il ritorno al nucleare. Esatto, proprio in barba a quel referendum dell'87 che si rendeva conto che tanti miei amici nati nei mesi da aprile a giugno dell'anno prima avevano rischiato la vita (potevano non nascere o nascere con deformazioni) a causa di quel tragico evento che è stato Chernobyl.
Ebbene, quindi preparatevi ad un aumento delle bollette della luce, perché se le compagnie elettriche vengono tassate di più certamente si rifaranno sui loro utenti, ed i prezzi dell'elettricità aumenteranno per consentire a quelle compagnie di poter investire nelle centrali nucleari.
Ammesso che lo vogliano fare.
Già perché il nucleare per essere attivato ha bisogno di almeno 10 anni, tra ricerca dei siti progettazione costruzione e messa in opera delle centrali. Ed intanto il fabbisogno energetico sarà soddisfatto creando le rinnovabili, che sono realizzabili in molto meno tempo (l'eolico ad esempio richiede 2 anni, compreso il periodo di test della velocità e costanza del vento). Ed una volta passati questi 10 anni, il fabbisogno energetico sarà soddisfatto mediante carbone e rinnovabili. Certo Enel e concorrenti potrebbero smantellare qualche centrale a turbogas per investire nel nucleare, ma perché dovrebbero farlo? In fondo per loro le centrali a carbone sono solo un guadagno già da adesso: sono già rientrati degli investimenti di costruzione, e l'elettricità prodotta porta ad entrate in misura decisamente maggiore rispetto ai costi di generazione della stessa. In gergo le centrali di questo tipo si dicono "cash cows", mucche da mungere, prodotti su cui non bisogna più investire ma solo curare gli incassi enormi.
Mentre per il nucleare si dovrebbero spendere soldi, e si potrebbe rientrare dei costi di costruzione dopo chissà quanti anni. E nessun investitore assennato - ossia che volesse il favore dei consumatori - pubblicizzerebbe la sua partecipazione finanziaria ad una centrale nucleare.
Senza poi contare l'effetto NIMBY (Not In My BackYard, non nel mio giardino) per cui nessuno di noi vorrebbe una centrale nucleare vicino casa (anche per quello si è votato al Referendum dell'87), amplificato dal fatto che i siti possibili sono pochissimi visto che mezza italia continua a tremare causa terremoti. L'esempio delle continue scosse dell'Aquila dovrebbe dare un'idea di prudenza a chi ci governa ma no, non importa se poi un sisma spacca a metà il reattore e c'è un esplosione con tanto di inverno nucleare a seguito, a quello si penserà poi.
Si usa troppo la frase "ai posteri l'ardua sentenza", ultimamente. Senza però dire che i posteri però non potranno cancellare ciò che è già stato fatto da noi, poiché una centrale nucleare non si può spegnere mai del tutto. Lo sanno bene quei paesi che oggi sono leader in tecnologia elettrica e stanno riducendo al massimo il nucleare per investire nelle rinnovabili. Lo sa benissimo la Norvegia, in cui da anni è in attivo un contenzioso tra ente locale e costruttori a causa di sovraccosti che sono "magicamente saltati fuori" durante la costruzione, ed ora si sta litigando per decidere chi li debba pagare.
Lo saprebbero benissimo i bambini di Chernobyl, che ancora vengono in visita al mio paese durante l'estate per "disintossicarsi", e lo so benissimo anche io. Anche se nell'87 non potevo votare, io c'ero. E i miei genitori hanno sbirciato nella culla pensando al mio futuro.
Cosa che oggi ci stiamo dimenticando di fare.
"Non ereditiamo la terra dai nostri padri, ma la prendiamo in prestito dai nostri figli..."
Non avrei mai creduto che un 26 mi desse più soddisfazione di un 30 e lode. Ma quando il 30 e lode è il risultato di aria fritta mentre il 26 scoccia persino alla prof darmelo... Può accadere.
Ed accade che dovrei rileggere la relazione consegnata per considerare se effettivamente sono stata troppo seriosa (e dovrei aprire un vocabolario per avere meglio definita la distinzione tra serioso e serio... anche se è intuibile), e certamente sarebbe utile individuare i punti in cui sono stata ipercontrollata, e pensare all'effettiva causa dell'insuccesso (che probabilmente non è quella che ho scritto).
Insomma, me ne sono uscita da quell'aula con la firma del docente sul libretto e pensando "dovrei avere sempre a che fare con persone così". Persone che in 2 mesi - o meglio ancora in 2 giorni di corso di approfondimento - riescono a capire il genere di persona che sono e come ragiono, riescono a stuzzicarmi al punto da capire le mie reazioni ma soprattutto la mia indole, e riescono a farmi apprendere qualcosa dandomi consigli nella maniera giusta, facendomi sentire migliore anche quando ciò che comunicano è un rimprovero.
Tuttavia la media non sale, e dovrei darmi da fare per l'orale di martedì prossimo in modo da migliorare i risultati. Anche se probabilmente finirò per accontentarmi e non ottenere il massimo dei voti alla laurea, giusto perché ne avrò piene le scatole di ridare esami solo perché con voti troppo bassi. So perfettamente, oramai, che sono quella a cui i docenti alludono qualcosa del tipo "avrebbe meritato anche un 30 e lode, se non ci fosse qualche pecca qua e là". Il punto è che quando studio non punto alla perfezione, studio per sapere cosa rispondere, per saperlo bene, per imparare ciò che mi potrebbe servire in futuro, ma non mi impegno al massimo. E quindi tanto vale non puntare alla lode.
Anche perché non intendo negarmi la vita sociale solo per passare un esame. Luglio è pieno di impegni, e non mancherò ad uno di essi solo per doveri di studio. Altrimenti che razza di madrina sarei, se mancassi al battesimo del mio cuginetto giusto perché è 2 giorni prima dell'esame di storia???
Qualche tempo fa avevo sfidato la dea bendata riavendo la mia valigia non solo in un giorno che portava il numero 17, ma che era anche un venerdì.
Stavolta quel numero rappresenta lavoro, elezioni e stanchezza. Nominata scrutatrice di seggio, domenica in giornata ho lavorato 17 ore.
Inutile dire che quello non era il "tutto incluso" delle votazioni, perché già sabato avevo lavorato mattina e pomeriggio e lunedì pomeriggio avrei continuato a lavorare per lo spoglio delle provinciali. Ma domenica, quando sulla strada del ritorno a casa mi sono resa conto che dalle 7 la mattina alle 2 di notte il totale era di 19 ore, e meno le due ore di pausa per i pranzi faceva 17, sono rimasta sconvolta.
"Neanche i negrieri facevano lavorare tanto uno schiavo... Neanche i cinesi, si direbbe oggi". E rifletto che certi docenti (ho un paio di conoscenti che fanno da esempio) non lavorano tanto in una settimana.
Ecco, l'illuminazione associata alle chiacchiere del pomeriggio viene pensando ai docenti: e se obbligassero loro a dare la disponibilità a fare gli scrutatori per il comune in cui insegnano? In questo modo si risolverebbe il problema di Milano per cui per il referendum tanti seggi sembravano rimanere scoperti (perché molte persone il 21 saranno già in ferie)... Dopotutto un'insegnante che conosco mi ha detto di essere libera dopo il 15 giugno, allungare questo termine al 21 per le elezioni non richiederebbe molto... Però è vero che la mancanza di scrutatori si può risolvere chiamando a fare quel lavoro gli impiegati del comune.
Per il resto, visti i risultati ed i commenti successivi, legati soprattutto alle immagini diffuse da El Pais negli ultimi giorni, rifletto sulle affermazioni del direttore del popolare quotidiano spagnolo che diceva "il nostro dovere è fare in modo che la gente sia informata. Se poi decide di votare comunque Berlusconi, fantastico".
Un'affermazione interessante di un altro scrutatore riguardava il fatto che gli elettori più assidui fossero persone dai 70 anni in su il cui unico mezzo di informazione fosse la TV (che non ha detto nulla di tutta questa serie di notizie). La mia riflessione, invece, riguarda quelli che hanno meno di 70 anni.
Ricordandoci che siamo ormai l'unico stato in Europa in cui il Grande Fratello esiste ancora, riflettendo sul successo che hanno programmi come Mattina in famiglia o Verissimo, rimanendo consci che siamo il popolo di Uomini e Donne... Non è così difficile immaginare perché gli italiani abbiano votato ancora Silvio.
Almeno con un capo di governo come lui avremo qualche cosa su cui continuare a spettegolare...
Non scrivo da un po' di tempo. Ma questa "rarefazione" di post non è certo collegabile solo alla sessione d'esami in corso.
Sto studiando molto in questo periodo, ma nei mesi precedenti certo potevo trovare più tempo da dedicare a questo angolo di web su cui sfogare i miei pensieri.
Forse quindi l'assenza è motivata da altri fattori. Forse la vita sociale e la vita di coppia, molto più vera di quella sul web, di cui tuttavia potrei comunque scrivere (nei limiti della privacy, ovvio). O più probabilmente l'avvento nella mia vita di quel fenomeno che è Facebook.
Il tempo sul web ora lo spendo in gran parte su quel sito, ed ho abbandonato messenger insieme a questo spazio di chiacchiera virtuale.
Forse è ora di disintossicarmi un po'. Forse è ora di una vacanza.
Fortuna che non sono stata ammessa alla Summer School. Già, una fortuna perché altrimenti avrei dovuto correre avanti e indietro da casa a Brescia per il periodo elettorale (sono di nuovo scrutatrice), e non mi sarei potuta permettere il ponte del 2 giugno in toscana, in camper, con i miei.
Sarà una non-vacanza, soprattutto per il dovuto ripasso in preparazione dell'orale del 3 giugno, ma comunque uno stacco c'è. E ci sarà anche dopo il corso di approfondimento estivo, in quel week-end seguente in cui sto programmando se andare al mare oppure fare un'opera di convincimento del mio accompagnatore ed invitarlo a conoscere Budapest, e una delle mie due ex coinquiline. Sperando che la diretta interessata non sia troppo presa dalla preparazione della sua tesi.
E poi al ritorno di nuovo studio, per l'esame da rifare a luglio, con tanto di colloquio con il docente per rivedere quel compito e quelle risposte inesatte. Per migliorarmi.
E nel frattempo qualche ricerca su internet, in materia di energie rinnovabili e reti di distribuzione, progettando la tesi futura e facendomi un'idea per decidere se quello sia davvero l'argomento che mi piacerebbe trattare...
Un esame atipico, in cui ciò che dobbiamo fare è una relazione. Un'analisi oggettiva dei fatti, con conseguente anamnesi, diagnosi, prognosi e terapia. Facile, se non fosse che la valutazione la devo fare su di me. Sulla mia vita. Sul mio passato.
L'argomento è un Evento Critico di Insuccesso, ossia il racconto di un fallimento personale (non per forza tragico come la parola "fallimento" potrebbe far pensare, ovviamente). E paradossalmente mi ritrovo a pensare che il fallimento potrebbe stare proprio nella ricerca di un episodio di fallimento. Potrei stendere un riepilogo dei fatti, partendo dall'assegnazione ed analizzando i numerosi tentativi di rintracciare un tema accettabile, con tanto di coinvolgimento delle persone più vicine. Potrei spiegare il mio ruolo in tutto ciò, ed effettuare poi un'analisi oggettiva in cui tentare di rintracciare i motivi per cui a questa particolare domanda non ho trovato risposta.
Ma probabilmente rischierei di far sembrare il tutto come una presa in giro. E quindi eccomi qui, tra le pagine di questo diario che tengo dal 2003 ad indagare fra i titoli per trovare un episodio non troppo personale, non troppo complicato, non troppo etero-conseguente.
E mi vengono in mente nomi. Di persone a cui è legato un ricordo non troppo felice o di soggetti che mi ricordano tutto il ricombinarsi degli eventi. Nomi di luoghi... forse.
E la mente che non sa fare altro, l'espressione del viso che si fa più seria, il pensiero che - qualunque cosa io stia facendo - si focalizza su quell'unico tema da dover individuare.
Poi scrivere dovrebbe venirmi bene, ma con i temi liberi non sono mai stata una forza. Preferivo quelli con titolo predeterminato, anche se erano più vincolanti. Avevo un oggetto su cui farmi un'idea. Ora invece devo trovare questo tanto ricercato oggetto...
Pasqua un week-end stupendo. Rilassante e tranquillo, quantità assurda di roba da mangiare, tanto bel tempo e sole ed una buona compagnia. Tante foto a testimonianza, ed il sorriso alle "piccole cose che danno significato alla vita".
Un bimestre concluso con ottimi risultati, soprattutto un 30 per l'esame che veramente mi era piaciuto, con un docente che apprezzo e su cui continuo a mantenere il puntatore come possibile relatore della tesi. In lingua e redatta all'estero.
E senso di soddisfazione nella vita, dove le cose vanno benissimo con la pallavolo (lunedì prossimo l'amichevole tra le due società in cui ho allenato) e con le persone - feste con le coinquiline e tante cose positive in amore -; e qualche punto in più per le mie conoscenze giuridiche per cui come ogni volta mi domando se davvero meritassi solo 22.
Succede che si contesta la validità di un contratto che in realtà è pienamente coerente con la volontà delle parti, e mi viene detto che "non ne capisco un c****". Beh, scusa tanto tesoro se intervengo perché io le cose le ho studiate. E scusa se ti impedisco di rigirare la frittata come ti pare, ma non ti permetto di prendere in giro gli altri.
Così come non l'ho permesso a Misery, che a giorni si ritroverà una bella lettera di ingiunzione a casetta e dovrà decidere sul da farsi: opporsi e quindi iniziare una causa (con tutte le spese connesse, stavolta però le anticipa lei) oppure pagare e risparmiarsi la possibilità di pignoramento dei beni??? Con il tono di Nelson: HA-HA!!!
E visto che ci sono, passando dall'avvocato chiederò consiglio per la redazione di una diffida. Per violazione del d.lgs 196/2002. E vediamo se quel "braccino corto" smette di fare stronzate all'idea di pagare una mega multa giusto perché si è divertito troppo a fare il coglione in giro. Si chiama privacy, tesoro... Con una letterina in mano forse impari a capire cosa vuol dire (l'inglese è una lingua così difficile...) ed a rispettare chi ti sta intorno...
Nuovo bimestre. E la domanda sorge spontanea: ma l'utilità di un esame del genere nel mio corso di laurea...??? A prescindere da come sia insegnato, si intenda: il prof sembra anche simpatico, ma ciò non toglie che notando che quella è una delle materie che "causa" la riduzione da 48 a 32 esami nel quinquennio, beh, uno si fa delle domande.
Ciò a cui continuo a pensare è il "ci siamo accorti che vi vessavamo troppo", ammissione di un docente a spiegazione della nuova riforma nella nostra università. Peccato se ne siano resi conto un po' tardi, dopo aver danneggiato gli studi di molti studenti che nel frattempo si sono abituati a lavorare "per compartimenti stagni" ed ogni 2 mesi dimenticavano quanto appreso per il superamento di ciascun esame.
Ci penso ancora di più, a quella frase, da quando ieri ho conosciuto quella donna che ha rappresentato la realtà in modo netto, conciso eppure con entusiasmo. Io non ho avuto questa capacità nel ripetere le sue frasi, eppure vorrei. Perché "i problemi non si presentano davanti a voi nella realtà identificandosi come 'un problema di finanza', 'uno di marketing', 'uno di contabilità dei costi'." è una frase probabilmente banale. Ma la faccia di quella signora, che a pelle (ed anche per il carattere) mi ricorda tanto la nonna, rendeva molto più stimolante l'ascolto. Soprattutto quando alla frase di prima seguivano le parole "NO! Un problema si presenta davanti a voi e dice 'sono un problema!'", con tanto di vocina assurda a falsificare l'identità del problema stesso.
Insomma, con un professore esigente mi son sempre trovata bene, mi sono sempre spinta a dare il meglio. Con entusiasmo. E per questo mi stanno venendo dei dubbi in merito alla tesi. Perché se anche tra le due alternative avrò scelto - immagino - entro giugno, temo di cambiare idea nel corso del prossimo anno. In virtù di quel desiderio di miglioramento continuo...
Ricordi. Io vivo di ricordi. E immagini.
Ed immancabilmente in certi momenti la canzone che passa alla radio o quella che improvvisamente ricordo di voler ascoltare è perfetta alla descrizione della situazione.
Eppure doverla tradurre e spiegare mi riesce difficile, mi pesa. Stavolta la lingua è l'inglese e le canzoni sono di Kelly. Come tre anni fa. Esattamente in questo periodo.
E sensazioni contrastanti, perché sapere che quella persona riesce a capire come mi sento guardandomi in viso è positivo, comincio ad essere un libro aperto e a non nascondermi nei suoi confronti. Ed il contradditorio è dato dal sapere che coinvolgere la persona in questione non cambia nulla... Devo risolverla io, 'sta cosa.
Che poi è scattato tutto da una domanda molto semplice e un test personale riguardo il risultato. "Proviamo", ho detto, e non sapevo a cosa sarei andata incontro. Meglio, immaginavo che la risposta sarebbe stata positiva, ma i risvolti...
I risvolti mi hanno preoccupato. Pensieri, ricordi e malinconia. E l'idea di miglioramento continuo che pervade il mio essere, il mio vivere, il mio affrontare il mondo ogni giorno. Quel modo di essere che esplicito nel non volermi deludere, nel dare sempre il massimo, nel cadere - farmi male - e ritornare a combattere per un risultato migliore. Quell'angolo di mente che mi ha fatto rifiutare il 18 in storia, quel pizzico di orgoglio che vuole un risultato in laurea specialistica uguale a quello della triennale (perché meglio stavolta non si può fare).
Quella parte di me non scatta solo nello studio, esiste ed ha un ruolo dominante nella vita di tutti i giorni. E ripensa di continuo alle decisioni passate per analizzarne l'evoluzione. Non ripetere gli errori, ed invece crescere le conseguenze positive. E confrontarsi, di continuo. Fare paragoni.
"You'll blame a new love for things an old one did", recitava una mail di "consigli per la vita", ed ho sempre saputo che per me questa cosa valeva in particolar modo. Il problema è proprio il perfezionismo per cui tutte le mancanze andrebbero se possibile colmate. Ma in che modo? E quanto è distruttiva la fase "di passaggio"?
Una ragazza Erasmus francese che frequenta il corso di latino, sperando magari di conoscere gente ed andare in giro. "Non è il gruppo più socievole", mi dicono, ma rispondo che ci sono io. E l'entusiasmo di trovare qualche studente straniero mi rende espansiva più che mai.
Una bella giornata a casa con i miei questa domenica, buon pranzo Swiss style ed una passeggiata lungo le rive del fiume (che non saranno il massimo ma almeno qualche pezzo di verde è rimasto).
L'invito rinnovato di tornare ad allenarmi in modo agonistico, e con possibili prospettive future. Forse ho ancora qualche potenziale, o forse è solo voglia di giocare e andrebbe bene così. Ci penserò un po' su, ma il programma del lunedì sera potrebbe cambiare di nuovo, tra qualche settimana.
Niente sfilata di carnevale e niente maschere, quest'anno. Perché l'idea non organizzata era trascinarmi a Venezia il 14 (ovvero l'inaugurazione del carnevale) ma non so cosa tra la sveglia tardi e l'ignoranza da parte mia riguardo al progetto ha vanificato le cose. In fondo la passeggiata nel parco con tanto di laghetto & paperelle mi ha fatto piacere. Semplice eppure un buon metodo per passare insieme il bel pomeriggio di sole che c'è stato.
Il ritorno alla vita di tutti i giorni è sancito dall'aumento dello studio, inspiegabilmente anticipato questo bimestre. Forse avrà i suoi riscontri, soddisfando il docente che si domandava "perché 20 e basta?" e concedendomi di "(più che) compensare con il prossimo voto".
E la contrapposizione riguardo ai progetti futuri. L'idea di non aver investito adeguatamente nel mio futuro quando non ho dedicato tempo alla ricerca di università estere in cui poter fare la specialistica, e il solletico mentale al pensiero di svolgere un master o un dottorato anche via e-learning, o chissà dove. Eppure in contrasto a quella voglia di viaggiare che mi fa desiderare uno stage possibilmente anglofono, c'è il pensiero di Brescia l'anno prossimo, e le possibilità implicate. Le separazioni difficili, la nostalgia, la distanza. Tutto affrontabile, ma chissà come.
Ci penseremo insieme, immagino. Più avanti, non c'è fretta.
Finiti gli esami, firmati i voti, un paio di giorni scarsi di riposo.
E si ricomincia.
Con un docente 65enne che mi domando come possa insegnare "innovazione" ed un altro docente, già conosciuto, che tenta di spiegarci le normative Antitrust.
E in questo secondo caso so che il range di voti non è molto vario, ma penso di essere interessata a sufficienza alla materia da poter fare qualcosa di decente all'esame (che per inciso sarà l'analisi di un caso). Intervengo, stilo una lista mentale di domande da fare nel momento più opportuno... Insomma mi interesso.
Dopotutto l'inizio del nuovo bimestre non si è rivelato così negativo. A cominciare dal fatto che il giorno prima dell'inizio delle lezioni guardavo l'orario del secondo bimestre pensando di dover cominciare quello per poi scoprire che in realtà sono più avanti con l'anno accademico di quanto pensassi di essere. Uguale meno lavoro da fare da qui a luglio (già, luglio, perché avrò un esame da ridare... certo 18 è inaccettabile per la quantità di studio e impegno che avevo impiegato in quella materia)
Allenatrice unica, questa settimana, per l'operazione in cura della miopia che ha fatto l'allenatrice ufficiale. Non ci sono partite previste nel week-end, ma decidere cosa fare in allenamento è già più che sufficiente a dovermi far riconsiderare le capacità di leadership e gestione di un gruppo, quelle di inventiva ed adattamento.
E poi con le ragazze mi diverto un sacco. Almeno uno sfogo esiste... ;)
Voglia di fare saltami addosso.
E la dimostrazione è stata la giornata passata nel letto ieri (dormendo, ed incredibilmente il sonno è ricomparso anche la notte) e si incarna nel pc acceso oggi.
Nullafacentismo mode ON.
E pensieri. Pensieri che mi girano per la testa e mi fanno domandare come diavolo farò anche stavolta a sopportare l'idea di una pausa di cui ho bisogno e che per l'ennesima occasione mi viene negata, come accetterò di stare con i miei un giorno e mezzo e senza neppure vederli, come potrò riuscire ad incastrare tutti gli impegni che chissà come mai sorgono come funghi proprio la settimana che volevo libera.
Programma: domani pomeriggio esame, dopodiché dovrei firmare il voto dell'altro (sperando sia accettabile) ed andare ad allenamento, se facessi in tempo. Ma preferirò andare direttamente a casa, a poltrire sul divano. Con il libro di Baricco davanti.
Mercoledì sveglia presto e senza colazione, vado a controllare il livello di ferritina nel sangue e poi mega colazione visto che saranno arrivate le 11. Nel pomeriggio sfrutto finalmente il regalo di compleanno della zia, pressione permettendo.
Giovedì mattina vado dal dottore per il certificato medico. Che venerdì devo portare al CUS, se no mi cacciano dalle attività. Giovedì pomeriggio possibile avvocato, e sicuro allenamento. Sovrapposizione garantita, l'unica certezza è che l'avvocato ci caccerà via dall'ufficio alle 6 e mezza, e avrò ancora un'ora di allenamento da presenziare.
Poi casa. Nanna. Ed un week-end di fuoco. E poi da lunedì di nuovo a lezione.
Come faccio a non esplodere non lo so proprio...