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Emozioni, racconti, storie. Momenti, istanti, ricordi. Un day-by-day, un racconto di vita. Per questo impreciso, di parte, dai colori intensi.

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1986 => ventunenne
Scrivere, leggere, passeggiare all'aria aperta. RAG. (e aspirante D.ssa). Pignola, secchiona, ambiziosa&testarda. Egocentrica, logorroica, malinconica. Single. Computer, sport, ballo latino-americano (caraibico).
Voglia di vivere ed energia pura. Canzoni, libri, film. Frasi, parole, commenti, colori, profumi e sensazioni tattili, che ogni volta ispirano un nuovo ricordo.
Ma soprattutto pensieri. Di rabbia, malinconia, pace o adrenalina. Sensazioni e pareri, cercando di non esagerare con le prese di posizione, e scribacchiando sfoghi e consigli qua e là...

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domenica, settembre 07, 2008

//happy
Ceralacca

Venerdì sera ci si trova per qualche chiacchiera in allegria, e tutto comincia in un locale poco a sud della città.
La mia nuova coinquilina sorride quando scopre di ritrovare il Ceralacca, gioco per cui ci si scambia bigliettini tra un tavolo e l'altro. Cominciamo a scribacchiare a tante persone tutte insieme, ed il risultato è che quando arrivano le risposte non si sa bene a chi siano dirette.
Conosciamo dunque dei nuovi amici seduti al nostro tavolo, e tante persone nei tavoli intorno. Ridiamo, scherziamo, beviamo qualcosa, e poi decidiamo di seguire l'iniziativa dei nostri compagni di serata ed andare a ballare nel cremonese.
Scopriamo una discoteca super-frequentata e meravigliosa, in cui peraltro entriamo gratis e senza fare coda. Il caldo ci assale mentre balliamo, ed andiamo a farci un giro di fuori. Cortile enorme, una piscina, vari gazebo con divanetti: l'estetica non fa altro che migliorare, e le nostre espressioni si incantano in un'unica direzione.
Quel cubista... Beh c'era poco da dire, semplicemente ammirare e sognare. Sfoghiamo l'adrenalina appena prodotta ballando all'infinito, ridendo delle ballerine "troppo convinte" e fuggendo dagli ominidi che ci provano avvicinandosi un po' troppo.
Normalmente mi sarei spenta all'inizio di quella particolare canzone per cui il ricordo faceva troppo male. Ed invece venerdì notte ho continuato a ridere ed a scatenarmi. Un sacco di endorfina in più, ed il sorriso che si amplia man mano la canzone fa il suo corso, e sovrappongo ai ricordi delle immagini nuove ed ugualmente felici.
Durante l'ennesima passeggiata sconfiggi-caldo incontriamo i vicini di parcheggio e ci fermiamo a chiacchierare. Discorsi interessanti per cui decidiamo di concludere la notte mangiando qualcosa insieme, anche se all'ultimo momento viene annullato tutto. Andiamo a far colazione lo stesso, e poi a nanna alle 6 di mattina (orario a cui le nostre madri hanno ugualmente reagito domandando "e che hai fatto fino a quell'ora?").
Sabato più tranquillo, bevendo qualcosa in compagnia delle nuove conoscenze maschili acquisite la sera precedente o anche degli amici della mia coinquilina, in entrambi i casi persone con cui si interagisce bene, tanto che per qualche minuto si considera l'idea di ripetere la strada della sera prima, ed andare a ballare di nuovo, solo con una compagnia diversa. Ma la stanchezza ha ragione di noi, e torniamo a casa felici e soddisfatte, dirette alle nostre lenzuola.
Week-end da ripetere.

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martedì, agosto 26, 2008

//happy
GarfaLANdia... Once again :)

L'orario di ritrovo lo so grazie al passaparola ed al ricordo di quanto richiesto dagli organizzatori pochi giorni prima del ritrovo.
Mercoledì sera, ore 19.30, per una volta nel 2008 l'appuntamento importante non è con il volley, ma con Playstation e Wii. C'è anche Arturo, "il computer di legno maturo", ad allietare la serata dimostrativa del gruppo di cui sono quasi un membro onorario.
E mentre si montano i tavoli, mentre si gioca, mentre si provvede al trasporto di tutto il necessario (ed ecco auto stracolme di monitor, striscioni, televisori, impianti stereo... oppure panche e tavoli, perché no?) parte la catena di fotografie.
Tantissima gente la prima sera, grazie alla coincidenza con "assaggiando Castelnuovo". L'affermazione che ripeto più spesso è che "con tutto quello che c'è da mangiare gratis, vuoi che la gente stia a casa???"
E' curioso come acquisisca l'accento toscano con il solo vedere quel paio di visi noti, ed invece lo perda mentre parlo con un altro ragazzo ugualmente garfagnino ma probabilmente con meno "connessione mentale" nei miei confronti.
Ma dialogo con il mondo, anche per mezzo di Arturo (che oltre a consentire di rivivere i vecchi giochini da bar -con tanto di pulsantiera ricreata- sa pure parlare), e sorrido in continuazione.
L'escursione termica si sente, specialmente venerdì quando si sprecano (e sudano) le ore pomeridiane aspettando frigorifero bibite e tavoli e quando invece mi rifiuto di uscire a causa del freddo la sera. Ma si resiste, e si programma la notte successiva in tensostruttura, ancora non si sa in che stile.
Sabato e domenica sono le due giornate clou, con la maggiore affluenza prevista per la seconda giornata. Tutto confermato: sabato il torneo di biliardino e le giostre vicine attirano un po' di gente, ma l'assalto alla tensostruttura comincia poco dopo l'una del giorno successivo.
Ci sono 40 persone che partecipano al torneo di PES2008, e 50 che invece hanno montato i loro pc per il LAN party vero e proprio. E a differenza dell'anno scorso, pochi sono quelli che partecipano alle due competizioni in contemporanea, per cui i volti sono per metà sorridenti per la quantità di gente e per metà tesi per dover gestire quell'afflusso.
C'è gente da Vinci (amici di vecchia data), da Reggio Emilia, da Pescia, da Perugia. E a fine giornata, quando ancora hanno di fronte ore ed ore di viaggio, ci salutano col sorriso. Ritorneranno, questo è certo. Dopotutto gli è piaciuta anche la torta ;).
"Smontare il GarfaLANdia è un dispiacere", così domenica in tarda serata finiamo per berci su. Le bottiglie di Corona si incrociano e risuonano nel tendone ormai vuoto, ed anche attraverso la stanchezza si intravede la soddisfazione generale.
Per aver partecipato, per aver vinto, per aver organizzato. Per aver potuto sfoggiare la maglietta pubblicitaria dell'evento, ed esser riusciti a condividere con altri la propria passione anche solo per poche ore. Per aver finalmente imparato a montare il gazebo (anche se entro l'anno prossimo ci si sarà già dimenticati com'era), per aver coinvolto nuove persone in questo piccolo mondo racchiuso sotto un tetto di plastica. Per esserci, ancora una volta, perché "la compagnia merita anche i 300km".
Tante differenze e sorprese, conversazioni e sorrisi, caffé e massaggi. E le 4 ore che ho impiegato a tornare passate a rivivere ogni istante, dispiacendosi di non aver salutato abbastanza, con già la nostalgia all'idea di non rivedere quegli sguardi, quei volti, quei computer fino a novembre prossimo.
Ma il "ciao carissima" finale compensa anche questo, assieme agli abbracci che dispenserò a tutti al prossimo incontro... Ciao ragazzi, statemi bene!

scribacchiato da bluestar4e alle 09:16 commenti



sabato, agosto 16, 2008

//happy
White night

Quindici minuti di pioggia giusto per farmi trovare parcheggio. Neanche a dirlo, a brevissima distanza dall'inizio della festa.
E' cominciata così la mia notte bianca tra il 14 ed il 15 agosto, anche se il sorriso l'ho acquisito molte ore prima, ad una frase che ancora non so con che spirito interpretare.
"Tu sì che sai come far felice un uomo"
In realtà io non lo so, forse mi viene naturale. Forse è vero che "basta chiedere", come ho risposto sul momento. Forse non ne sono convinta per gli insuccessi e le delusioni passate; in cui mi sono sempre arrabbiata più con me stessa che con il "lui" di turno.
Ma poco conta, l'endorfina di quel momento ha impedito l'eccesso di psicanalisi portando ad un bel pomeriggio. Relax, ottimismo e tanto nuoto (più vasche del solito, o meglio tutte insieme).
Cena leggera e buonumore, crudaiola e tante osservazioni. Probabilmente per aver qualcosa di cui conversare, per conoscersi, per scoprire. E' stato più che interessante da entrambi i punti di vista, credo.
"Si scoprono tante cose", e mi rendo conto di quanto sia vero.
Poi il traffico, la pioggia, il lago, la festa.
Un tributo a Ligabue in cui "ho messo via non poteva mancare! Bei ricordi... Mi mancate tutte quante, un bacio grande" e sorriso alla risposta: "sono a cena con un amico e mi ha detto che mi luccicano gli occhi...", e ancor più grande al successivo "però ad ottobre ci troviamo di sicuro". E ripenso alla mattina, mentre scannerizzavo le 2 foto di queste vacanze che ho in versione cartacea.
Poi uno spettacolo comico a mezzanotte, fuoco ed acqua abbinati a genio per far sorridere (e in certi casi fuggire, ma in senso buono) gli spettatori.
Rientro non troppo assonnata, pensando che quest'anno il periodo di San Lorenzo mi ha regalato tante stelle luminose già cadute e ancora brillanti nella mia vita. Apro il libro che sto leggendo, e mi fiondo in un altro mondo per qualche ora.
Domani si ricomincia con lo studio, trasmissione delle olimpiadi del volley permettendo ;)...

scribacchiato da bluestar4e alle 10:29 commenti



lunedì, agosto 04, 2008

//happy
Aftersun

Avevo bisogno di un tuffo, da ormai due settimane.
Ed è stato appagante, ma anche diverso. Perché abituata com'ero a sentire il gusto del sale sulle labbra al riemergere, fare un bagno in acqua dolce (e senza cloro) è stato... Beh, un ricordo in più da archiviare. Anche perché non mi capitava da 8 anni, e stavolta era comunque in acque diverse.
Giornata tranquilla, il viaggio verso il lago di Garda conversando di tutto un po' (e cambiando destinazione ogni 2 km circa), la ricerca del parcheggio - non troppo lunga, né abbiamo fatto molta strada dall'auto al prato -, il sole.
Si parla di un po' di tutto, sdraiati su quel prato. Cambiando posizione "che così mi abbronzo un po' anche dall'altro lato" e confrontandosi, conoscendosi, ridendo. Si girano i teli orientandoli di nuovo in direzione del sole, e sorrido perché mi capita poco spesso che siano gli altri a prendere l'iniziativa in merito.
Rendersi conto dell'ora troppo tardi, e subire tutto il traffico del rientro, dovendo chiamare la persona con cui ero d'accordo di andare a cena per avvisare del ritardo. Ma col sorriso sulle labbra, nonostante normalmente mi scocci far aspettare gli altri.
Perché mi ci voleva il tuffo tra le onde (anche se la baia "per fachiri" un po' meno), avevo bisogno del sole, necessitavo la compagnia. Settimana prossima in programma c'è un'attività diversa, una passeggiata in montagna, a cui vedrò di prepararmi.
Intanto, anche se la melanina in più non si vede troppo sulla mia pelle, mi godo i residui di endorfina e ossitocina prodotti in giornata. Devo proprio spedire quella mail...

scribacchiato da bluestar4e alle 09:02 commenti



martedì, luglio 29, 2008

//happy
Un abrazo

Sempre protagonista, sempre egocentrico, a volte eccessivo. Ti si nota, e questo di te mi è sempre piaciuto. Perché fa anche piacere stare in tua compagnia anche se non ti parlo direttamente, perché quelle poche volte che ti sfioro sento un legame che ancora resiste, nonostante tutto.
Perché ogni aspetto di te è incastrato in una parte del mio cuore, e perché non posso né voglio toglierti da quelle posizioni di privilegio. Perché meriti. Ora e sempre.
Perché vedere "quei tuoi occhi neri e profondi che mi hanno colpito sin dal primo giorno" mi sorprende sempre per la quantità di luminosa positività che sono in grado di trasmettere, per l'energia e l'ottimismo che nessuno sembra poterti portar via. Per il bel ragazzo che sei, e ancora mi chiedo come mi sia stato possibile non innamorarmi di te, eppure questo è accaduto.
Ed è accaduto che sei più importante di qualsiasi innamorato, che sei più significativo di qualsiasi parente, che sai capirmi meglio di qualsiasi altro amico. E' accaduto perfino che capissi cosa significasse dover dire che "le parole spesso pongono un limite a ciò che uno prova", e che io quindi non volessi dirti quanto fossi importante un po' per la paura di perderti ed un po' perché sentivo quel sentimento crescere dentro di me, ed ancora non ha conosciuto i suoi limiti.
Ce lo dimostriamo ogni volta, con la luce negli occhi, con il sorriso, con i saluti. Con una conversazione sul divano di casa tua davanti ad una bottiglia di spumante, ed i tuoi che rientrano senza stupirsi della mia presenza quasi stessimo insieme da anni.
Il fatto è che sei qualcosa in più anche rispetto a quello. E lo so solamente scrivere, nel mio solito stile criptico e senza definizioni. A parte quando...
A parte quando ci salutiamo per l'ennesima separazione.
In fondo tutto è cominciato davvero in quel modo, una sera d'estate. So che ricordi, ma quello che ricorda di più è il mio vecchio telefono, che ancora conservo. Lo conservo con l'antenna di un altro colore. Lo conservo per il ricordo di quella sera, per l'immagine dei tuoi occhi lucidi e la sensazione di nostalgia già presente nel mio stomaco, per il ricordo di quell'abbraccio.
Da quel momento ogni abbraccio con te è fondamentale. Sentire le tue scapole sotto le mie dita, avvertire le tue braccia in posizione diagonale lungo la mia schiena, parlarti sottovoce quasi il "ciao" di turno fosse un segreto da condividere solo tra di noi. In quel gesto tanto semplice mi sai comunicare che ci sei, spesso a tenere in piedi quel mondo che mi sento premere addosso quasi stesse per crollare. Con quell'immagine nella mente divento più forte, e mi sento in grado di affrontare qualsiasi evento negativo per le settimane successive.
Perché il tuo è l'abbraccio per eccellenza. Ci scambiamo energia, ci passiamo forza, ci diciamo tutto quello che le parole sarebbero troppo limitanti per esprimere. Perché quell'abbraccio, ogni volta, vuol dire un "ti voglio bene" diverso, un "ti voglio bene" più grande.
Perché ci sei stato, ci sei e ci sarai sempre. Perché la cosa è reciproca, tanto da pensare che "quando mi presenterai la tua donna, so che sarà quella definitiva", e sei l'unico a capire il vero significato di una frase del genere, sei l'unico ad avvertire nel mio tono di voce cosa ciò significhi.
Perché in te ho tanta fiducia "che ti affiderei l'educazione dei miei figli, e so che accetteresti". Perché non avverrà mai, ma mi piace pensare che veramente saresti disposto a diventare zio di quel bimbo o quella bimba che ti adorerebbe.
Perché "ancora devo aggiungere quel pezzo del puzzle", anche se entrambi vediamo l'immagine già completa e sorridiamo di fronte a questa magnifica opera che abbiamo costruito insieme.
Per il prossimo abbraccio, perché sarà corredato da un "sono fiera di te" con tante congratulazioni. Perché in quello ancora successivo sarai tu a gioire per le mie conquiste, perché sarai presente quel giorno.
E per tutti gli abbracci che ci saranno da quel giorno in poi...
"..."

scribacchiato da bluestar4e alle 08:46 commenti (1)



lunedì, luglio 21, 2008

//happy
Recharged

E' cominciato tutto lungo la strada in direzione del villaggio, vedendo quei fiori di cui mi sono innamorata sin da bimba, sentendone il profumo circondarmi, inebriarmi. Oleandri. Interi filari di oleandri selvatici che mi circondavano lungo il cammino, creando l'atmosfera perfetta.
Perché anche se non indispensabili, erano un'ottima cornice. Del villaggio, costruito come un tipico paese della zona; del mare ogni giorno più blu, più salato e più bello; delle persone da cui dopo questi 7 giorni intensi avrei voluto molto più che un abbraccio ripetuto all'infinito.
Il colorito sulla pelle c'è, ed anche l'endorfina nelle vene. C'è la voglia di ricominciare questa nuova avventura in città, rivedere le persone che durante questi sette giorni si sono chieste dove fossi (e sono solamente 2), tenermi in contatto con il gruppo di amicizie formato di fresco.
Cinque donne single, ciascuna arrivata per conto proprio. Ci siamo conosciute durante il viaggio, o già in spiaggia. Ci siamo tenute compagnia solo quando e quanto necessario, formando un gruppo comunque sempre unito durante il "gioco caffé".
Le serate in compagnia, che fosse karaoke, cabaret oppure semplicemente discoteca; che fosse per la gara di ballo oppure durante la rappresentazione dei musical. Mattinate e pomeriggi a giocare a beach volley, a carte o calcetto. Un drink oppure un gelato, e l'aerobica seguita dalla lezione di latino.
Le passeggiate in mezzo alla vegetazione, vagabondando in esplorazione del villaggio oppure fuori, per scoprire qualche nuovo angolo di paradiso.
I ragazzi dell'animazione, simpatici, disponibili, divertenti al punto giusto. Un nuovo "fratellino acquisito" e la voglia persistente di portarlo a casa con me solo per poter passare ancora del tempo con lui (ballando, cantando... facendogli un massaggio e parlando all'infinito del più e del meno)
Il mare. Il sogno fatto colore, temperatura, dimensione. La meraviglia fatta liquida. La domanda spontanea resa immediatamente pubblica: "e chi ha bisogno di andare ai Caraibi?". La gita in motonave a vedere la costa circostante, anguriata e sangria (ed una foto formato cartaceo a commemorare l'evento XD).
La cena con pasti e bevande tipiche della zona, ed il solito gruppo di 5 persone intorno al tavolo a ridere, brindare, scambiarsi opinioni sul cibo, condividere il pane e rubarsi i dolcetti.
Nel mio penultimo giorno di vacanza, cullata dal suono delle onde nel mio sonno mattutino, ripensavo a tutto quanto e sommavo i ricordi a formare quel puzzle che ora guardo con il giusto pizzico di nostalgia ed adorazione. Qualche angolo è riempito dalle conversazioni "rubate" alla gente del posto, mentre tentavo di interpretare ciò che dicevano (senza successo), qualche altro anfratto da visi, sguardi, voci. Qualche pezzo del puzzle si compone di momenti, fotografie, sensazioni tattili (e delle dita tra le mie), qualche altro forma un sorriso, un gioco, una canzone.
Tutti corredati da quella "luce interiore" che la semplicità del ricordo sa dare. Come il piacere dato dai 3 baci di saluto, dalle promesse di condivisione delle fotografie.
Con tutto questo nella mente sommato all'impatto col clima di casa non troppo brusco, direi che sono pronta a ricominciare. Magari però tra qualche minuto.

scribacchiato da bluestar4e alle 18:33 commenti



venerdì, luglio 11, 2008

//happy
Holidays

Le idee quest'anno sono state molteplici.
C'è stato il pensiero fulmineo di Malaga-e-poi-Tangeri, per cui serviva un invito che logicamente non ci sarebbe stato.
E' nata l'idea della Sardegna, verso lezioni di barca a vela e/o windsurf assieme ad una compagna di università.
C'è stata la considerazione che "Israele non sarebbe male", ovviamente relegata agli anni a venire (perché ci vuole un po' più di conoscenza, mi sa).
Poi il sogno della Grecia, anche da sola, quando ho saputo di un amico che al momento è a Knossos a far l'animatore.
C'è stato il pensiero che "ma sì, anche in Sardegna da sola va bene", e la continua speranza nell'organizzazione.
E reggeva l'idea della Grecia, anche da sola, con un back-off sul sud della Spagna.
C'è stata la considerazione che un tour zingaro per le coste spagnole non mi dispiaceva, ma nemmeno un traghetto verso la Corsica con i miei.
E invece la realtà, come sempre, è differente da quello che ti aspetti.
La realtà sarà un aereo verso un'isola del mediterraneo. Bisogno di mare limpido, baie tranquille e tanta vita estiva.
La realtà consiste in pochi orpelli nella valigia: collana con la barchetta, lenti a contatto, mascara, ombretto (quello blu che si intona a quasi tutti i vestiti). Biancheria di ricambio, costumi, crema solare e asciugamano.
La realtà è qualcosa di comodo da indossare sull'aereo, e gli cchiali da sole sulla testa durante il viaggio.
Perché non mi servono persone né mi servono cose. Perché le idee, i progetti, i sogni, sono sempre in tempo a realizzarli in futuro: basterà volerlo ed impegnarmici.
Perché la realtà è che mi basta partire. Per un villaggio che ancora non conosco, per mille fotografie che invece già so immaginare, per 7 giorni che saranno ampiamente meritati.
Fuggire via. Verso l'emozione del vento tra i capelli e del mare sotto di sé, verso una conversazione con gente nuova durante la cena, verso l'endorfina combinata alla melanina, e verso quel "color biscotto" che normalmente ottengo a quella latitudine.
Vacanza, finalmente. Domani si parte.
E del mondo, chi si ricorderà più?...

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mercoledì, luglio 02, 2008

//happy
travelling

Poco meno di un anno fa, il 4 luglio, prendevo un aereo che mi avrebbe riaccompagnato a casa in via definitiva.
In questi stessi giorni di inizio luglio passeggiavo per le vie di Madrid, occhiali da sole sul viso, minigonna di jeans e chanclas, e tentavo di afferrare il segreto di quella città perché il suo spirito non mi abbandonasse mai.
Facevo quelle cose perché ancora non sapevo che lo spirito della capitale spagnola faceva già parte di me, era diventato una componente fondamentale del mio modo di essere, di pensare... Del mio modo di vivere.
Poco meno di un anno fa, in quell'aeroporto, mentre passeggiavo sul tapis roulant ammirando la città in lontananza, sorridevo con me stessa. Perché nei giorni precedenti avevo trovato una maglietta che mi ricordasse i 10 mesi passati in terra spagnola. Perché nelle ultime settimane avevo vissuto la città in ogni suo anfratto, prendendo il sole al parco, danzando al suono dei bonghi a Retiro, passeggiando per le vie periferiche senza essere spacciata per una turista dispersa.
Perché ero andata in centro a Plaza Mayor, ammirando quelle decorazioni, e chiedendomi quando avrei ricalpestato quel selciato. Perché avevo dato un bacino "a mi osito", ed avevo respirato a fondo l'aria della zona Arenal-Preciados-Carmen quasi a voler conservare quell'ossigeno nelle mie cellule, anche dopo la partenza. Perché avevo scattato le foto più assurde insieme alle mie ormai-ex coinquiline, per ricordare i "piccoli gesti di quotidiano affetto" che oramai contraddistinguevano il nostro rapporto di convivenza.
Sorridevo, perché in quei dieci mesi appena trascorsi avevo vissuto davvero. Comprendendo per la prima volta cosa volessi da un viaggio in una città d'arte, imparando come sentirmi di fronte ad un mondo completamente nuovo che quasi ti aggredisce al tuo ingresso nella sua realtà sconosciuta ma poi non sa far altro che accoglierti tra le sue braccia, immergendoti nella sua passione, assorbendoti nella sua energia.
Su quell'aereo, mentre sorvolavamo il deserto, Barcellona, i Pirenei, la Costa Azzurra, Genova e poi la Lombardia, ho conosciuto un ragazzo che era nella mia stessa situazione. Anche lui di ritorno alla fine di un anno di Erasmus, anche lui con lo stesso sorriso stampato sul volto. Abbiamo conversato un po', raccontandoci delle nostre gioie estere e nazionali. Una di quelle conversazioni completamente oneste, che sai avere solo con gente conosciuta per caso e che sai di non dover rivedere.
Alla fine di quel tragitto, mentre attendevo (invano, ma solo fino al successivo venerdì 17) la mia valigia, ci siamo scambiati un augurio reciproco. Che tutto ci andasse bene, che sapessimo ritornare a casa senza sconvolgere il mondo di chi ci stava accanto sin da prima della partenza, che sorridessimo ogni giorno seguente come quel pomeriggio, in memoria di quanto avevamo vissuto.
Perché la nostalgia ed il senso di abbandono c'erano, ma in fondo già sapevamo che saremmo dovuti tornare, un giorno. Perché progettavamo già la prima vacanza-ricordo. Perché tutte le serate con gli amici, tutte le fotografie, tutti gli sguardi che in quel magico periodo erano entrati a far parte dei nostri ricordi erano una sensazione più forte di qualunque senso di vuoto o di perdita. Non c'era perdita, non c'era vuoto: avevamo solo guadagnato tanto. Forse avevamo guadagnato tutto. Non importava, in quel momento: ciò che importava era la soddisfazione di esserci stati, quasi increduli fino all'ultimo giorno, quasi incoscienti fino a quelle ultime ore in giro per la città, fino a quegli ultimi attimi sbirciando "las torres de Europa" dagli oblò dell'aereo.
L'ultimo saluto alla città è di fatto avvenuto già in Italia, alla zona del ritiro bagagli. Una coppia di parole, ed i suoi occhi azzurri che mi sorridono sinceri, prima di separarci. Ora inoltro quell'augurio ad ogni persona che vedo partire. Sia che stia per iniziare la sua esperienza da Erasmus, sia che l'abbia conclusa. Perché da quel giorno, poco meno di un anno fa, in quell'augurio ci credo davvero. Perché si è realizzato, perché si sta ancora realizzando. Perché credo fermamente che si realizzi per ogni persona a cui lo si ripete. Perché è tanto semplice, eppure così significativo...
"Buona vita..."

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giovedì, giugno 26, 2008

//happy
You

C'è stato un bacio, tra noi. E mi spiace dover pensare che è stato lì che ho capito che non avrebbe funzionato (o per lo meno ho capito che non ero abbastanza convinta da fare in modo che funzionasse anche per poco, il che fa lo stesso effetto). Nonostante l'attrazione, nonostante il feeling, nonostante la complicità.
Ma sei rimasto parte della mia vita, ad illuminare la giornata quando vedo sul telefono la scritta "1 messaggio ricevuto" ed inspiegabilmente so che sei tu; ad incorniciare il ricordo di una bella serata di chiacchiere e consigli e a suscitare il sorriso per i tanti brevi momenti insieme.
Basta una serata anche ad una festa di paese (ecco perché sarai tra i pochi che inviterò alla notte bianca), o una caffetteria, o un film a casa di uno dei due. Basta questo week-end. E ti devo ringraziare un sacco.
Il fatto è che veramente riconosco sia un peccato che "non sia andata". Per tutti quei momenti in cui si pensa la stessa cosa, per quando "scusa, mi sono innamorato un attimo" a cui la prossima volta devo ricordarmi di rispondere "ti invidio solo perché a me non succede così spesso". Per i viaggi in auto ascoltando la tua musica, e notare quanto siano vere le parole in lingua straniera ed in seguito apprezzare quanto magnifico sia l'abbinamento con le note musicali.
Ci sei, e questo conta. Poco importa in che modo: il carattere non lo posso certo cambiare, e tantomeno voglio farlo.
Non mi importa nemmeno che il resto del mondo sappia cosa c'è o cosa c'è stato; sai già che "quello che conta è saperlo noi due". Soprattutto perché molti nemmeno meritano di esser resi partecipi della cosa, ed altri magari immaginano ma stanno bene nel dubbio. Per quanto mi riguarda, delle due persone a cui ho raccontato del perché e del percome, solo una sa a chi fosse riferita la storia, e ancora non può associare un volto al nome. Ma lo farà presto. Perché ti piacerebbe, perché le piaceresti.
E perché in fondo, quello che ho da dire è semplicemente... Ti voglio bene.

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lunedì, giugno 23, 2008

//malinconia
Perso.

Dicono che per migliorare se stessi bisogna saper riconoscere i propri sbagli, ammettere le sconfitte.
Ebbene io ho perso.
Ho perso la capacità di giudizio, l'intelligenza, l'orgoglio. La fiducia in me stessa. Li ho persi tanto tempo fa, in una notte estiva a sottofondo musicale. Il mio primo bacio.
Lui non immaginava di essere il primo ed io non sono stata a raccontarglielo. Ma ciò che conta è che in quell'istante, mentre le sue dita si intrecciavano alle mie e la luce delle stelle spariva inghiottita dal buio dei suoi occhi sempre più vicini, io ho perso la prima di una lunga serie di battaglie.
Ho perso perché sapevo. Sapevo a cosa andassi incontro e ho deciso lo stesso di imboccare il sentiero. Ed ho perso perché tutt'ora sono felice di quella scelta. E anche della seconda, che invece ha causato la fine di tutto.
Sono felice perché stavo bene. Perché ancora oggi sto bene ogni volta che vedo la sua pelle ed ho ancora il coraggio di voler sfiorare quei pigmenti color cioccolato, di volerli assaggiare, di volerli respirare, perfino... Eppure ho la forza di chiedergli solo "una trasfusione di melanina".
Sto bene perché ogni volta che ci rivediamo noto i suoi occhi scuri indugiare sul mio corpo, e una scintilla di desiderio percorrere le sue dita. Anche lui ricorda.
Ma ricordo soprattutto io. Ricordo perché ho perso. Nonostante temessi, ho taciuto il mio orgoglio e preferito non avere conferme. Nonostante sospettassi, ho messo da parte razionalità ed intelligenza pur di non vedere. Nonostante sapessi, ho silenziato la mia capacità di giudizio.
Ho perso così la fiducia in me stessa: ignorando i miei stessi consigli.
Ma la grafia della mia lettera g lo dimostra: i due tondi di dimensioni simili ma inesorabilmente distanti tra loro, quello inferiore spesso appuntito. Per chi non fosse esperto di grafologia, tutto ciò significa CONTRASTO. Significa indecisione, Eros VS Psiche, e una lotta tra forze che si equivalgono. Significa passione ed eccesso contrapposti al bisogno di avere tutto sotto controllo. Significa un'altalena di sentimenti e visioni: yin e yang, positivo e negativo, bianco e nero.
Un contrasto che non so più risolvere, da quel giorno. Perché in tante occasioni, in passato, era valso la pena rischiare. E poi quello.
Ora, ditemi: a quale dei due contendenti interiori devo dare ragione?
(Mads, questo post è per te. Non so quanto sia riuscita a spiegarmi - spesso non sono nemmeno sicura di volerlo fare - ma forse questa è una delle definizioni che darei alla "paura" di cui al mio ultimo commento che hai citato...)

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domenica, giugno 15, 2008

//paranoia
Certezze

Forse se a quest'ora avessi guadagnato un po' più di endorfina grazie a del tempo passato a prendere il sole avrei una visione diversa delle cose.
E' positiva lo stesso, per carità, ma beh un po' più realista e sicuramente meno "nel mondo dell'iperuranio". Una visione per cui darò ragione alla persona con cui parlerò lunedì sera (ma senza togliermi il gusto di rinfacciare quello che un tempo mi era stato detto da parte sua), ma sempre tenendomi la mia idea. Perché in questa testolina non ci è ancora entrato nessuno.
Tranne forse papà. Settimana scorsa ho visto quella luce nei suoi occhi quando ho risposto "bene" alla domanda su come stavo, forse per il tono entusiasta che avevo dato a quel semplice avverbio. Ho visto anche il dubbio nei suoi occhi verdi quando per semplicità di spiegazioni ho detto un nome al posto di un altro, e sapeva di non potermi né dovermi credere, sapeva che non gli stavo raccontando le cose nel modo giusto.
Ho visto la rassegnazione sui lineamenti del suo viso, in questi giorni, quando un'affermazione a proposito del pessimo tempo metereologico è stata sufficiente a far trasparire il fatto che evidentemente "piove anche a seguito del mio umore".
La questione è che... Quella domenica, ormai così tanto tempo fa, non ho solo pensato "mi dispiacerebbe". Ho pensato qualcosa che ha stupito me stessa, probabilmente anche facendomi arrossire all'idea nei giorni seguenti. Ho pensato che ciò che volevo era stare bene e sentirmici entro una certa scadenza.
E per stare bene basta un po' di sana ossitocina. Ergo un abbraccio (e gli amici son serviti un sacco), una dose di cioccolato e - decisamente - il gelato di mamma. Il tutto ottenuto in tempi diversi ed a dosi centellinate nel tempo: gli abbracci subito con alcune persone e giorni più tardi con altre, fino ad arrivare a ieri quando son tornata a casa e le braccia di mamma mi salutavano come se tornassi dopo un secolo; il cioccolato c'è stato giusto quella domenica (nel gelato, nel semifreddo, praticamente in ogni dolce) e in queste ultime settimane (nutella, kinder bueno e pan di stelle non mancano mai nella dispensa sopra la TV); il gelato di mamma è arrivato a sorpresa lunedì scorso (ed in forma di affogato) e su offerta della produttrice oggi pomeriggio (ho ancora la tazzina davanti).
Consolazioni, direte voi. Ma sto bene. Sono felice. Perché il pensare "voglio andare a casa dalle persone che con me sono autentiche" significa trovare anche questo. O suonare quel campanello a Brescia2. O ridere e scherzare con il mio palo personale (diamine, devo avvisare l'originale che potrei trovargli un sostituto). O aprire una finestrina di messenger, e sapere che la vacanza alternativa di quest'estate potrebbe essere Knossos, Creta. O chiacchierare con le cugine (una mezza febbricitante ergo nullafacente sul divano e l'altra iperattiva tra cucina, salotto e camera sua) della loro vita post-fine scuola.
Essere felice è tutto questo, ma anche la soddisfazione che mi toglierò lunedì sera (vendetta, un mese abbondante dopo la mia sofferenza, ma appunto più saporita per questo), per l'incontro programmato per sabato prossimo (sarà pomeriggio o sera?), per sapere cosa mi attende alla fine del mese.
E fine agosto, ed Enrico e Gildy e Riccardo. E Lorenzo, perché merita anche lui. E Angelo, Daniele, Erik, Andrea, Davide ed insomma il mondo che mi attenderà in terra toscana. Ed il mercato del giovedì, il 21 agosto, perché quello non me lo posso perdere.
Ed una telefonata, o quel semplice trillo che basterebbe a rivedere giusto un paio di amiche con cui so di potermi sfogare in caso fosse necessario. Ed un sabato sera allo scacco (magari si organizza settimana prossima? sempre che il tempo migliori...) con amiche di infanzia e nuove conoscenze. Ed un venerdì sera passato a ballare in cui posso contare quanti mi vorrebbero. La collana che mi hanno regalato ad inizio febbraio è proprio un dettaglio imperdibile in questi casi (di nuovo, "merita anche lui"). Ed un braccialetto rigido, il primo che abbia mai indossato, che al momento si trova sul comodino a Brescia, ed il significato che quel compleanno ha avuto per me. E quel paio di occhi azzurri affiancati al marrone chiaro "cieco al verde" che non rivedo da troppo tempo, e voglia di sentire quelle voci e quelle mani tra le mie.
E regali in previsione. E premi per me stessa. E shopping anche se non compro niente. Ed endorfina, endorfina pura che si abbina alla dopamina e rende il mondo più luminoso, come quell'azzurro del mare che dovevo pensare dentro di me durante l'ultima lezione di yoga. E kick. E la vela ed il windsurf. E la possibilità magari di andare in-Corsica-se-non-in-Sardegna, e tanti saluti a chi mi impedisce di programmare per inizio luglio.
E insomma, un sacco di cose. E chi se ne frega se per un paio d'ore ho pensato male. Ci ho guadagnato comunque, ci guadagnerò ancora. Domani mattina in primis, e ci guadagnerà il mondo insieme a me. Che tanto ho la certezza che ritorni tutto quanto in mio favore.
"Passerai da questa strada..."

scribacchiato da bluestar4e alle 17:40 commenti